La pandemia in atto non ci dà la possibilità di viaggiare ma possiamo affidarci alla fantasia. È gratis e mette il buonumore
Sagittario ascendente British, vi chiederete come mai questo nome per intitolare una rubrica?
Sono nata nel mese di dicembre e il mio segno zodiacale è quello del Sagittario. Benché non creda affatto all’oroscopo giornaliero, quello del tipo “oggi troverai l’amore della tua vita’’ oppure “stai attento alle tue finanze’’, credo istintivamente alle caratteristiche associate ad ogni segno zodiacale. Paolo Fox ha sempre toppato con le previsioni della mia giornata ma quando definiscono il sagittario il segno zodiacale della determinazione, della forza d’animo e, ahimè, della caparbietà, io mi ci rivedo benissimo. Il segno del sagittario è per eccellenza il segno degli amanti dei viaggi, e chi non ama viaggiare? Vero, ma la meticolosità nell’organizzare tutto nei minimi dettagli, ricercare e sperimentare le attività meno convenzionali per fingermi una del posto e non una semplice turista, credo sia una caratteristica (o per chi voglia chiamarla con il giusto termine una psicosi) di pochi.Nel 2016 ho organizzato un tour dell’Inghilterra in treno. Come compagno di viaggio oltre allo zainetto Kipling sin dai tempi del liceo (con scimmietta rossa in abbinata) c’era Giovanni, il mio sventurato fidanzato (capirete a breve il motivo). Lui avrebbe preferito ballare su una spiaggia ad Ibiza, e mentre guardava con invidia pura le Instagram stories dei suoi amici il giorno di ferragosto, era con me a Brighton su una sdraio verde sbiadita ad ammirare gli inglesi che facevano il bagno in canottiera. Noi eravamo rigorosamente coperti con sciarpa e maglioni fin sopra il mento. Faceva freddissimo. La gente del posto comprava il freschissimo ‘seafood’ e mangiava in riva al mare con i capelli scompigliati dal vento. Mentre io, felicissima, fingevo di essere inglese, lui, lo “sventurato”, si beccava una brutta intossicazione da frutti di mare, in Inghilterra. A distanza di anni ci ridiamo su, e per il momento non mi ha ancora mollata.
Da buon sagittario amo viaggiare ma credo di aver un amore inspiegabile per l’Inghilterra, per questo definisco il mio ascendente ‘British’. Credo che viaggiare sia l’opportunità per molti di aprire i propri orizzonti, per poter fare nuove conoscenze e arricchire non solo la galleria fotografica del nostro smartphone ma le immagini dei posti che visitiamo rimarranno sempre impresse nella nostra anima, miglioreranno una parte di noi che inevitabilmente tornerà cambiata, e non sarà più la stessa. L’idea di viaggio e di libertà è nata e cresciuta con me. Nella mia stanza la lampada era un mappamondo e incollata al muro c’era la mappa di Londra. Sin da piccola studiavo le strade e i percorsi. Il mio sogno ricorrente sia prima di andare a dormire sia ad occhi chiusi era London City. Mi fa ancora un certo effetto il ricordo del mio primo viaggio da sola nella città dei miei sogni. Ero giovanissima, sola e un po’ smarrita a Victoria Station. Il profumo dei dolci mi aveva trasmesso calore e alla domanda di mia madre che mi chiedeva dall’altra parte della cornetta “Tutto bene? Dove sei?’’ Risposi : “I’m fine, I am at home!”
Inevitabilmente a questa mia curiosità e amore spontaneo per questa nazione e popolo è nato il forte interesse di imparare la lingua per sentirmi una di loro, per immergermi profondamente nella loro cultura e poterla recepire a pieno. L’inglese è stato il compagno di viaggio della mia vita. Mi ha accompagnato in tutti i miei viaggi ed è stato il collante di molte amicizie e relazioni lavorative.
Nel periodo più triste della nostra epoca, il Covid ci ha privato anche di questo privilegio. Purtroppo viaggiare in questo momento non è possibile e dove ce ne fossero le possibilità non vi sono le condizioni di sicurezza per poterlo fare. Ma se provassimo a chiudere gli occhi per un momento e se potessimo mettere in moto la nostra personalissima macchina della fantasia, dove andreste? È vero che il nostro corpo rimarrebbe esattamente dov’è ma vi assicuro che fantasticare, specialmente in un periodo di forte stress psicologico, non sarebbe affatto male. È gratis, ci metterebbe il buon umore e diventerebbe una sorta di promessa nella “wish list” che spunteremo appena ne avremo modo.
Spesso mi è capitato di incontrare gente che ha rinunciato ad alcuni viaggi o posti di lavoro per via del gap linguistico. Quando ascolto simili racconti, mi rattristo molto. Chiunque non dovrebbe aver paura di viaggiare per ‘colpa’ della lingua. Pensare che tutti debbano parlare italiano nel mondo è fantasia, sebbene un rammarico e rivalsa patriottica mi assale. Dobbiamo riconoscere l’universalità della lingua inglese. Mi permetto di lanciare un piccolo suggerimento. E se in questo momento di pausa potessimo approfittarne per rivedere un po’ di termini e strutture semplicissime per non farci cogliere nuovamente impreparati? Semplici strutture come chiedere indicazioni stradali, prendere un mezzo oppure una lista di vocaboli basici legati al cibo e agli oggetti usuali di una stanza di albergo potrebbero rendere il nostro approccio in terra straniera più rilassante, poi per il resto siamo italiani e tutto verrà da sé.





















