Fiumicino, 28 agosto 2022

Agli inglesi non bisogna spiegare nulla, alla loro lingua pure.

Ciò che rende l’inglese una delle lingue più facili del mondo è la semplicità dei suoi costrutti. Alla base c’è tanta genialità e a volte fantasia, come per esempio il fatto di saper unire due parole per crearne una nuova. Questa “fusion” molto spesso non richiede spiegazioni particolari o elaborazioni per esprimerne il significato: è così immediata che non posso che sorridere e riflettere su come loro rendano tutto così facile.

La parola del giorno è Homesick. Noi la tradurremo in italiano semplicemente come “nostalgia“, ma fate attenzione alla scelta delle parole, in inglese. Home e Sick. Casa e male, ovvero quando casa ti manca così tanto da farti stare male. L’aggettivo “sick“  in inglese indica uno stato fisiologico, uno stare male fisico. Insomma, in due semplici parole viene trasmesso un sentimento che scommetto tutti noi almeno una volta abbiamo vissuto: il mal di casa.

Più poetici sono invece i portoghesi con la loro Saudade, una delle parole più difficili da tradurre in italiano, perché dire “nostalgia“  sarebbe troppo riduttivo. La saudade è un groviglio di sentimenti nostalgici, di emozioni malinconiche, di tristezza legata alla lontananza da casa tanto da doverla esternare con dei canti altrettanto malinconici (il famoso Fado), per cacciare via il male come se fosse un veleno da espletare. Uno a zero per i portoghesi. La lingua italiana si rassegna a tanto fermento emozionale e ci battono anche gli inglesi sulla fantasia e velocità di messaggio.

Io per vostra fortuna ho un animo più British e il fado non è nelle mie corde (neppure quelle vocali).

Homesick fa più per me e ogni volta che sono fuori casa un piccolo magone mi sale.

Amo viaggiare e il mio trolley da viaggio è sempre a portata di mano, ma non vi nascondo che al termine di qualsiasi vacanza la voglia di tornare a casa si fa sempre più forte.

Gli ultimi giorni sono già momenti preparatori per salutare il posto che mi ospita e mentalmente sono già a casa. La realtà è che, sebbene ami tantissimo fare nuove esperienze, io sono una con le radici ben piantate.

Spesso lamento il fatto che il posto in cui vivo possa offrire poco ad un sagittario come me ma, in fondo, pur essendo delle considerazioni reali, come in una vera e propria relazione d’amore, si torna sempre nel luogo in cui tutti i tentativi di fuga cessano. Dove c’è casa, c’è famiglia e mamma, per me.

Quando vivevo a Lisbona ho sofferto molto la mancanza di casa. Ero giovanissima e non sapevo ancora cosa avrei fatto della mia vita. Mi ero da poco laureata, avevo vinto un concorso importante e così decisi di mettermi in gioco.  Lì ho sperimentato la vera saudade (senza fado però), e alla mia giovane età capì che il mondo potevo continuare ad esplorarlo pur stando a casa, che era il posto dove volevo e voglio essere.

Così è stato e così è.

Sono reduce da un’estate quasi completamente fuori casa. Ho provato in diversi momenti la homesick e il fatto di parlarne apertamente senza vergogna anche con i giovanissimi alunni che hanno condiviso con me l’esperienza della vacanza studio nei loro momenti di debolezza e stanchezza, mi ha resa ai loro occhi più a misura loro, meno autoritaria. Spesso tendono a vedermi nei panni della direttrice Rotther Mayer, ma fuori casa, fuori dalla comfort zone, siamo tutti sulla stessa barca. Io come loro, con gli stessi alti e bassi.

Viaggiare mi ha dato la possibilità di essere quella che sono e le esperienze che ho vissuto mi rendono orgogliosa degli obiettivi raggiunti e delle paure sconfitte, ma il fatto di tornare ogni volta nel luogo in cui ci si sente davvero felici con niente che poi è tutto, ha un livello emozionale differente e poi, in fondo, il letto di casa è sempre il più comodo.

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